Erano anni, diciamo oltre 32, che all'approssimarsi dell'ultimo
dell'anno con il contorno di fuochi d'artificio che illuminano il cielo e
riempiono gli occhi e le orecchie dei napoletani mi immaginavo cosa fosse
passare quei minuti dal posto che piu' amo dopo casa mia: l'Osservatorio
Astronomico di Capodimonte. Certo, gioca in questo mio trasporto una
considerazione del tutto autobiografica: per anni, dai miei primi anni di vita
sino alla maggiore eta', ho trascorso l'ultimo dell'anno dai miei nonni materni,
che abitavano in un appartamento in una villa in linea d'aria distante meno di
un chilometro dall'Osservatorio. Gioca anche il fatto che io sia nato proprio
li' 50 anni orsono e che l'OAC sia stato un "oggetto" del panorama a me
familiare, con la Torre di Palagiano che faceva tutt'uno con le cupole.
Dall'ampio terrazzo dell'appartamento dei nonni ho visto molti "capodanno" e,
soprattutto, molti fuochi d'artificio. Ma vuoi per l'intrinseco fascino che ha
sempre suscitato su di me l'Osservatorio, vuoi per la posizione piu' arretrata
di tale terrazzo, ho sempre sognato di passare i momenti dell'ultimo dell'anno,
almeno per una volta, in Osservatorio. I nonni, ahime', non ci sono piu' e gia'
dal 1980 non mi era stato piu' possibile seguire il rito dei "fuochi" a
Capodimonte, in quanto la villa e' stata una delle poche strutture edilizie di
Napoli fortemente danneggiata dal terremoto del 1980: posso anzi dire che la
perdita dell'abitazione dei miei nonni - si sono salvati solo pochi mobili che
tengo ancora come prezioso dono a casa mia - e' stato l'inizio della loro fine.
Nel frattempo, dal 1976 avevo ottenuto per l'UAN una sede presso l'OAC ma,
ancora una volta, l'organizzazione delle feste familiari nel periodo di
Natale-ultimo dell'anno mi ha sempre reso piu' che difficile coronare il sogno
di immergermi nelle luci della festa napoletana dal terrazzo dell'Osservatorio.
Quest'anno, per una serie di eventi meno male non tragici ma legati banalmente
ad una catena di indisposizioni, proprio nelle ore antecedenti l'ultimo
dell'anno e' saltata la festa che, non senza dispendio di energie, mia moglie ed
io solo - ma solo in piccola parte... - avevamo organizzato per alcuni amici. Mi
sono ritrovato cosi' alle 23 con mia moglie, mia suocera ed una coppia di
colleghi dell'Universita'. Sono stato sopraffatto dal desiderio di tornare a
Capodimonte, sul luogo delle mie feste di bambino e, ancor piu', coronare il mio
piccolo-grande sogno di trascorrere l'ultimo dell'anno in Osservatorio. Complice
una suocera 82enne ma accondiscendente (e curiosa...) ed una moglie anch'essa
curiosa di vedere cosa si sarebbe visto, prendo la macchina e, zigzagando tra i
primi fuochi lanciati dai balconi, mi lancio alla volta dell'OAC, dove entro
giusto in tempo per mettere la fotocamera sul cavalletto, assieme all'amico che
aveva con se' una fotocamera digitale, per cominciare a scattare foto di Napoli
avvolta dai fuochi d'artificio. Lascio moglie e suocera nel parcheggio davanti
l'auditorium, troppo rischioso far salire alla suocera i gradini che portano al
terrazzo! Il rumore dei botti diviene impressionante, pensavo che non fosse
cosi' forte ed invece l'assenza di palazzi ed altri impedimenti fisici fanno
giungere le onde sonore direttamente nel mio corpo. Le luci dei fuochi si
avvigghiano in un ideale arcobaleno; solo la presenza della nebbia - strana, per
una citta' come Napoli! - attenua un po' le luci, gli scoppi di colore, i giochi
pirotecnici. E' stupendo seguire tutto cio' dall'alto, anche se i puristi del
gioco potrebbero sostenere che l'effetto complessivo e' meno travolgente di
quanto ci si e' "immersi dentro" ai fuochi. Almeno, pero', e' molto piu' sicuro
in Osservatorio! Vedo i fuochi dal Vomero, dalla Sanita', dalla zona di Piazza
Mercato, sino ai paesi vesuviani ed alla costiera. Si accendono i razzi ed i
fuochi dall'Hotel "Villa di Capodimonte", dalla stessa Torre di Palagiano, la
Via Moiariello diviene un polmone ansimante che tossisce ruggiti colorati, poi
iniziano a vedersi i fuochi d'artificio nei dintorni dell'Osservatorio in
direzione Sud, verso la scala della Riccia. Stupendi sono i fuochi visti in
direzioni degli alberi, resi scarni dalla caduta delle foglie, con effetti
d'ombra davvero impressionanti. Poco alla volta, mentre ormai sono passati piu'
di 30 minuti del nuovo anno, il fumo dei fuochi aggredisce anche la collina di
Capodimonte, lambisce la Riccia ma l'Osservatorio ed il suo tetto, dal quale io
ed il mio amico continuiamo a scattare foto, si erge come un'Acropoli sulla
festa fumigante. D'un tratto, mi ricordo di avere una moglie ed una suocera al
parcheggio ed allora, richiuso il terrazzo, le raggiungo con il mio amico e la
moglie ed apriamo cosi' una bottiglia di spumante, il cui tappo si perde tra la
verzura dopo un volo a parabola da manuale. Non so se avro' piu' l'occasione di
trascorrere l'ultimo dell'anno in Osservatorio. Lascio a tutti, come un blog
nelle pagine web dell'UAN, queste poche righe e le fotografie scattate da me e
da Giovanni Iazzetti, ricercatore di Scienze all'Universita' di Napoli. Il mio
sogno e' coronato, direte voi. Chi si accontenta, gode. Spero sempre di fare un
altro giro, che ci sia un'altra possibilita'. Luci agli uomini di buona
volonta'....
Edgardo Filippone |