(Napoli 09/12/1705-Napoli 30/12/1769)
La figura di Faustina Pignatelli occupa una posizione di particolare rilievo nel panorama scientifico e culturale del Settecento italiano, nonostante la scarsità di fonti dirette. Nata a Napoli nel 1705 in una delle famiglie più influenti dell’aristocrazia cittadina, beneficiò di un’educazione di alto livello, condizione essenziale per l’accesso ai saperi matematici e filosofico-naturali in un’epoca in cui tali ambiti erano largamente preclusi alle donne.
Nel 1723 sposò il principe Francesco Carafa di Colubrano, ottenendo il titolo di duchessa di Tolve (Basilicata).
Nei primi anni di matrimonio Faustina insieme al coniuge fondò l’Accademia di poeti “Il Caprario”, nel feudo di Formicola vicino Capua. Francesco Carafa vi si dilettava a leggere le sue rime, nelle quali esaltava la bellezza della sua sposa. Il matrimonio tuttavia, si rivelò profondamente infelice: la condotta dissoluta del marito, culminata nella trasmissione della sifilide, la spinse nel 1731 ad abbandonare la casa coniugale e a rifugiarsi con i figli nel monastero napoletano di Regina Coeli.

Tale scelta, tutt’altro che marginale, rappresentò un atto di forte autonomia personale e diede avvio a un complesso contenzioso giuridico per il mantenimento e l’istruzione dei figli, che giunse fino al viceré e al re Carlo di Borbone, rivelando il peso politico e sociale della famiglia Pignatelli. Nonostante le pressioni per una riconciliazione, Faustina mantenne una posizione ferma e coerente. Grazie al sostegno della corte borbonica il 3 maggio 1732 fu nominata Dama dell’Ordine della Croce Stellata e poté continuare a frequentare gli ambienti culturali più avanzati della Napoli settecentesca, allora uno dei principali centri di diffusione della scienza moderna nel Mezzogiorno. La morte del marito, avvenuta nel 1746 durante le turbolenze seguite alla battaglia di Velletri, le consentì infine di dedicarsi pienamente all’attività intellettuale.
Formazione scientifica e contesto teorico
L’interesse di Faustina Pignatelli si concentrò in particolare sulla matematica e sulla filosofia naturale, discipline che nel XVIII secolo costituivano il fondamento della nuova scienza. Fu allieva dell’illustre matematico Nicola Di Martino, titolare dell’unica cattedra di Matematica presso l’Università di Napoli, istituita nel 1732 per volontà borbonica. Di Martino fu una figura centrale anche nella ricezione del Newtonianesimo nel Regno di Napoli e riconobbe in questo le capacità della sua allieva, dedicandole trattati sulle coniche, sull’algebra e sulla geometria analitica. Tali dediche indicano un riconoscimento effettivo delle competenze matematiche di Faustina e la sua piena integrazione in un ambiente scientifico di alto livello.


Nel suo palazzo napoletano la duchessa organizzò un salotto scientifico che divenne un luogo privilegiato di confronto tra studiosi italiani e stranieri, tra cui Charles de Brosses e Jean-Antoine Nollet, membro dell’Académie des sciences di Parigi. Faustina non si limitava a svolgere un ruolo di mecenate o di ospite: interveniva attivamente nelle discussioni, proponeva problemi matematici e partecipava alle controversie teoriche più avanzate della fisica del tempo.
Il contributo più significativo di Faustina Pignatelli si colloca all’interno della grande controversia che, tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII secolo, oppose i sostenitori di Isaac Newton a quelli di Gottfried Wilhelm Leibniz. Tale disputa non riguardava soltanto la priorità del calcolo infinitesimale, ma investiva questioni strutturali della meccanica e della filosofia naturale: la definizione di forza, la corretta interpretazione del moto e il rapporto tra formalizzazione matematica ed esperienza fisica.
È all’interno di questo quadro teorico complesso che va collocata l’attività di Faustina Pignatelli che era in grado di affrontare sia gli aspetti concettuali sia quelli matematici della controversia, discutendo la misurazione della forza e l’interpretazione dei fenomeni dinamici.
Testimonianze e riconoscimenti
Una fonte particolarmente significativa è il dialogo su La forza viva del filosofo Francesco Maria Zanotti, nel quale Faustina compare come interlocutrice a pieno titolo accanto a scienziati e filosofi naturali. Zanotti, segretario dell’Accademia delle Scienze di Bologna dal 1723 e presidente dal 1766, soggiornò nel 1751 a Napoli presso il palazzo Carafa durante il suo viaggio nel Regno, occasione in cui ebbe modo di apprezzare l’elevato livello culturale di Faustina. Tra i due si instaurò una dotta corrispondenza mantenuta per tutta la vita.

Faustina fu la seconda donna a essere ammessa nell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, dopo Laura Bassi, divenendo socia onoraria nel 1732: un riconoscimento di straordinaria importanza per una donna del XVIII secolo.
Pubblicò nel 1734 in forma anonima i Problemata mathematica sugli Acta eruditorum di Lipsia. La rivista, strettamente legata all’ambiente leibniziano, rappresentava uno dei principali luoghi europei di confronto sulla vis viva e sulla meccanica razionale. La scelta di pubblicare in tale sede suggerisce che Faustina fosse in grado di dialogare con entrambe le tradizioni teoriche, collocandosi in una posizione di mediazione culturale tra il newtonianesimo italiano e il più ampio dibattito scientifico europeo. L’anonimato fu scelto da Faustina come strategia di sopravvivenza culturale che le avrebbe permesso di inserirsi nel dibattito scientifico internazionale senza esporsi alle accuse di sconvenienza, essendo donna.
Intrattenne scambi epistolari con alcune delle figure più rilevanti dell’Illuminismo europeo, tra cui Voltaire, Émilie du Châtelet e Jean-Jacques Dortous de Mairan, astronomo francese. La perdita delle sue opere scientifiche ha contribuito al progressivo oblio della sua figura; tuttavia, le testimonianze dei contemporanei restituiscono l’immagine di una scienziata dotata di solide competenze matematiche, capace di inserirsi attivamente nel dibattito scientifico europeo e di contribuire alla ricezione critica della scienza moderna nel Regno di Napoli.
Morta a Napoli nel 1769, Faustina Pignatelli rappresenta oggi un caso emblematico di esclusione storiografica. La sua vicenda dimostra come la costruzione della meccanica moderna non sia stata opera esclusiva dei grandi sistemi teorici, ma anche di figure capaci di mediare, discutere e trasmettere concetti complessi. In questo senso, Faustina Pignatelli emerge come una protagonista a pieno titolo della cultura scientifica settecentesca.
Fonti
https://scienzaa2voci.unibo.it/biografie/84-pignatelli-carafa-faustina-principessa-di
https://www.unadonnalgiorno.it/tag/faustina-pignatelli
https://www.treccani.it/enciclopedia/faustina-pignatelli_(Dizionario-Biografico)
Bibliografie
M. Cavazza, Laura Bassi e il suo tempo: Una scienziata nella cultura del Settecento, Il Mulino, 2004.
L. Schiebinger, The Mind Has No Sex? Women in the Origins of Modern Science, Harvard University Press, 1989.
