Katherine Coleman Johnson

Katherine Johnson è nata il 26 agosto del 1918 a White Sulphur Springs, West Virginia, da madre insegnante e padre contadino e addetto alle pulizie, entrambi afro-americani.

Grazie agli insegnamenti di quest’ultimo è cresciuta con la convinzione di non essere meglio di nessuno, e che nessuno fosse meglio di lei, e ciò le ha permesso di diventare una gran donna.

I suoi genitori sono sempre stati convinti del grande valore dell’istruzione, e quindi hanno fatto studiare i propri figli nelle migliori scuole disponibili a quel tempo.

Katherine si è subito distinta, sin dall’età di 10 anni, iniziando precocemente la scuola superiore.

Qui ha avuto la fortuna di incontrare il professore di matematica, nonché suo mentore, Dr. William Claytor.

In lei riconosce subito il talento per la matematica e crea un corso, fatto appositamente per le sue doti brillanti, dal nome Geometria analitica dello spazio. Si laurea a pieni voti nel 1937, all’età di 18 anni.

In seguito trova un lavoro come insegnante di francese, ma quando il presidente del West Virginia Dr. John W. Davis mette fine alla segregazione razziale nei college dello stato, ammette Katherine e altri due ragazzi afro-americani alla West Virginia University.

Quindi Katherine Johnson lascia il lavoro di insegnante e si iscrive al corso di Matematica della suddetta università.

Al termine del primo semestre però incontra l’amore della sua vita, James Goble, con cui decide di crearsi una famiglia, lasciando l’università e tornando ad insegnare francese.

Una volta che le figlie sono diventate adulte, nel 1952 un parente le parla di alcune opportunità lavorative presso il West Area Computing section al National Advisory Committee for Aeronautics’ Langley laboratory (NACA), la sezione informatica per l’aeronautica.

Afferra al volo questa occasione e si trasferisce con tutta la famiglia a Newport News, Virginia nell’estate del 1953.

Qui analizza i dati per i test dei voli ed esamina gli incidenti dei velivoli causati dalle turbolenze d’onda.

Purtroppo nel 1956 il marito muore di cancro, e nel 1957 il lancio del satellite sovietico Sputnik cambia la storia, nonché la vita di Katherine Johnson.

Sempre nel 1957 collabora alla stesura di una serie di conferenze per la tecnologia spaziale insieme ad ingegneri del Flight Research Division and the Pilotless Aircraft Research Division (PARD),

creando così il primo gruppo di lavoro per attività spaziali statunitense.

In quel periodo la NACA divenne la NASA, e Katherine Johnson passa all’analisi delle traiettorie per la missione Freedom 7 di Alan Shepard nel maggio del 1961, il primo statunitense coinvolto in un volo spaziale.

 Katherine Johnson con una
calcolatrice meccanica e un ‘celestial training device’ alla sua scrivania al centro di ricerche Langley della NASA nel 1962. Foto di: Donaldson Collection/Getty Images

Durante questo programma insieme al collega Ted Skopinski è coautrice del rapporto Determination of Azimut Angle at Burnout for Placing a Satellite Over a Selected Earth Position, dove esponeva le equazioni che descrivevano il volo orbitale. È stata la prima volta per una donna afro-americana come autrice di un lavoro di ricerca.

Nel 1962, la NASA stava preparando la missione orbitale di John Glenn, e le fu chiesto di partecipare.

 Katherine Johnson, al centro di ricerche Langley della NASA nel 1980 (Foto di: HUM Images/Universal Images Group via Getty Images)

Data la complessità di calcolo del volo orbitale, fu richiesta la collaborazione di più persone a livello mondiale, collegate grazie una rete di computer IBM a Washington, Cape Canaveral in Florida, e Bermuda. Attraverso questi calcoli veniva controllata la traiettoria della capsula di John Glenn nella missione Friendship 7, dal decollo all’ammaraggio. Ma gli astronauti erano restii ad affidare la loro vita nelle mani di un computer, che spesso incappava in intoppi e blackout.

Così Glenn chiese di far eseguire gli stessi calcoli, per cui era stato programmato il computer, a mano alla “ragazza” (Katherine Johnson), e solo se lei avesse dato l’ok, lui sarebbe stato pronto a partire.

Glenn: “Get the girl (Johnson), If she says they’re good, then I’m ready to go.”

John Glenn (AP Photo/Harvey Georges)

La missione di Glenn fu un successo nonché una pietra miliare nella competizione USA-URSS per la conquista dello spazio dell’epoca.

Ma quando le fu chiesto di nominare il suo più grande contributo all’esplorazione spaziale, lei rispose: il suo lavoro di sincronizzazione nel modulo lunare del progetto Apollo 11 fra il modulo di comando orbitale lunare e di servizio, che portò il primo uomo sulla Luna.

Ha lavorato anche per lo Space Shuttle e per l’Earth Resources Technology Satellite (ERTS, in seguito Landsat).

Inoltre è stata coautrice di altri 26 lavori di ricerca, fino a che non si è ritirata nel 1986 dopo 33 anni di servizio.

Nel 2015, all’età di 97 anni, ha raggiunto un altro traguardo alla sua lunga lista: la Presidential Medal of Freedom, la più alta onorificenza civile americana, attribuitale dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Foto di Kris Connor//Getty Images

È morta il 24 febbraio 2020, e le parole del direttore della NASA James Bridenstine sono state:

“La NASA oggi è triste nell’aver avuto la notizia della scomparsa di Katherine Johnson a 101 anni.

È stata una eroina americana e una pioniera dello spazio che non dimenticheremo mai.”

Premi ed onorificenze:

Presidential Medal of Freedom (2015)

Nel 2016 la NASA ha istituito il Katherine G. Johnson Computational Research Facility.

Nello stesso anno Margot Lee Shetterly ha pubblicato il libro Hidden Figures: The American Dream and the Untold Story of the Black Women Mathematicians Who Helped Win the Space Race, sul lavoro delle West Area Computers, fra cui si ricordano Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson, da cui è stato tratto il film “Il diritto di contare”.

Le è stato dedicato l’asteroide 145078 KatherineJohnson, scoperto nel 1994.

Riferimenti:

Biografia di Margot Lee Shetterly, autrice del libro “Hidden Figures”

https://www.britannica.com/biography/Katherine-Johnson