Maria Angela Ardinghelli

(Napoli, 28 maggio 1728 – Napoli, 17 febbraio 1825)

Maria Angela nacque a Napoli nel 1728, figlia del nobile Niccolò Ardinghelli e di Caterina Piccillo.   Il padre, di origini fiorentine, si era trasferito nel Regno di Napoli per sfuggire al governo dei Medici; aveva sposato, contro la volontà dei genitori, la napoletana Caterina e per questo motivo fu privato dei titoli e privilegi della nobiltà di cui faceva parte. Maria Angela non era quindi un’aristocratica e dal punto di vista economico, dovette affrontare una serie di difficoltà in quanto il papà non poteva permettersi una dote adeguata per lei.

 Niccolò aveva però contribuito a qualcosa di molto più importante per la figlia: aveva creato le condizioni affinchè ella potesse essere conosciuta tra la colta elitè napoletana. Ricevette infatti, un’educazione molto avanzata per l’epoca: studiò retorica, latino, filosofia, matematica e scienze naturali, oltre a imparare inglese e francese. Tra i suoi maestri vi furono: il fisico Giovanni Maria Della Torre e il matematico Vito Caravelli.

Già da adolescente scriveva poesie e testi in latino e mostrava grande interesse per le scienze. Si formò nell’Accademia delle Scienze fondata da Celestino Galiani, insieme alle altre scienziate napoletane della metà del Settecento, tra le quali Faustina Pignatelli ed Eleonora Barbapiccola, una fiera sostenitrice dell’istruzione femminile.

Nel 1734, la città di Napoli potette godere della vittoria di Carlo di Borbone sugli austriaci diventando la capitale di un regno autonomo. Il nuovo Re inaugurò così un felice periodo di rinascita economica, culturale e politica. Questi sono gli anni in cui viene rinnovato il sistema universitario, costruito il teatro San Carlo, l’inizio dello scavo del sito archeologico di Ercolano, seguito da quello di Pompei. Nel 1747 Ferdinando Spinelli, principe di Tarsia,  inaugurò nel suo palazzo una biblioteca pubblica all’avanguardia con un museo di macchine fisiche, strumenti astronomici ed elettrici, compresa una meridiana ed un piccolo osservatorio;  fu nominato curatore del museo Giovanni Della Torre, l’insegnante di filosofia naturale  di Ardinghelli; l’ambiente intellettuale era maggiormente legato ad Isac Newton alla fisica sperimentale e all’elettricità.

Durante la cerimonia inaugurale della biblioteca Maria Angela presentò i “Principi di filosofia” di Cartesio tradotti dal latino all’italiano rendendo stupito e ammirato il pubblico per la sua padronanza in latino e le sue conoscenze sulle teorie newtoniane.

Palazzo Spinelli di Tarsia, nei pressi di Montesanto Napoli

Fu in questo periodo che ella potette assistere agli esperimenti  sui fenomeni elettrici messi in scena da Peter Johann Windler,  durante le quali la giovane ebbe modo di rivolgere domande in latino,  e di dimostrare così di avere una buona competenza in materia

Maria Angela Ardinghelli mentre assiste agli esperimenti di Peter Johann Windler

Maria Angela incontrò il fisiologo inglese Newtoniano Stephen  Hales ed essendo rimasta attratta dalle sue opere, intraprese a tradurre per prima la sua opera  Emastatica,  Statica degli animali: esperienze idrauliche fatte sugli animali viventi. Successivamente, nel 1756 tradusse Statica de’ vegetabili ed analisi dell’aria, dello stesso autore. Sono le due uniche opere pubblicate da Maria Angela col suo nome. Non si limitò soltanto a tradurre dall’inglese all’italiano ma apportò notifiche e correzioni ed inoltre, contribuì a renderle accessibili al pubblico italiano.

Nonostante Maria Angela operasse con discrezione, il suo lavoro fu riconosciuto subito dai contemporanei tra i quali il naturalista francese Jérôme de Lalande che la descrisse come una delle donne più illustri d’Italia nel campo del sapere naturale.  Giovanni Lami, direttore del popolare “Notiziario letterario” di Firenze, la riconobbe  come una “eccellente matematica” in un articolo del 1751. Grazie alla sua fama acquisita potette iniziare una serie di corrispondenze con scienziati autorevoli tra i quali Alexis Claude Clairaut, precocissimo talento matematico e astronomo francese e l’abate e fisico Jean-Antoine Nollet che aveva incontrato a Napoli nel 1749. Questo ultimo incontro fu molto importante  perchè Maria Angela iniziò con lo scienziato una serie di scambi epistolari di natura scientifica tra cui  le “ Lettere sull’elettricità”. Nollet leggeva con stima queste lettere alle riunioni dell’Accademia delle Scienze di Parigi, rendendola famosa e offrendole la possibilità di lasciare Napoli, oltre a proporle un matrimonio con l’architetto francese Julien Leroy. Maria Angela rifiutò entrambe le proposte e non lasciò mai Napoli, neppure quando le fu chiesto di occuparsi dell’educazione scientifica delle principesse reali di Versailles. Ardinghelli non rifiutò però di tradurre in italiano le Lettres di Nollet, nelle quali tuttavia non venne citata poichè fu lei stessa a eliminare le pagine in cui l’abate la elogiava.

Da quel momento, e per sua volontà, tutto ciò che scrisse fu pubblicato in forma anonima. La spiegazione più probabile è che nel frattempo suo padre era venuto a mancare e, per una donna nubile priva della protezione di un uomo, che fosse il padre, il marito o un fratello, sarebbe stato impensabile avere una vita pubblica senza compromettere la propria rispettabilità

Ardinghelli non volle però rinunciare alla scienza: mantenne la sua corrispondenza con gli accademici francesi e continuò la sua attività di letterata. Le sue traduzioni, sia pure anonime, insieme alle lezioni private nelle case dell’aristocrazia napoletana, furono le fonti di reddito che le permisero di mantenere sé stessa e la madre dopo la morte del padre, senza esporsi al dileggio che colpiva le femmes savantes o, peggio ancora, alle molestie riservate alle donne ritenute non rispettabili.

Come la sua concittadina e contemporanea Eleonora Barbapiccola, fu una ferma sostenitrice dell’istruzione femminile. Dedicò la sua traduzione dell’Emastatica al marchese De L’Hôpital, per aver difeso il diritto all’istruzione delle donne.

Maria Angela, dopo la morte della madre, nel 1777  sposò il magistrato Carlo Crispo e lo seguì in Calabria. Si appassionò in un primo periodo alle discipline giuridiche per collaborare con il marito anche quando fece ritorno a Napoli. Nel 1799, a causa della rivoluzione lasciò nuovamente Napoli e vi ritornò due anni dopo. In quello stesso anno rimase vedova ma non lasciò mai il mondo culturale e continuò ad insegnare privatamente.

Morì a Napoli nel 1825, all’età di 97 anni.

“Maria Angela Ardinghelli muore nel 1825 e con Laura Bassi lascia un messaggio valido ancora oggi: che non esistono donne straordinarie, ma solo donne che hanno avuto l’opportunità di seguire le proprie inclinazioni, essere libere da pregiudizi, vivere la propria vita con il coraggio della normalità.”

(cit. Romualdo Gianoli – Il Corriere della Sera)

 Fonti

  • Paola Bertucci 2016 “The In/visible Woman: MariangelaArdinghelli and the Circulation of Knowledge between Paris and Naples in the Eighteenth Century”