(Filadelfia, 23 luglio 1928 – Princeton, 25 dicembre 2016)

Vera Cooper Rubin nacque a Filadelfia in una famiglia ebrea: il padre, originario di Vilnius, era un ingegnere elettrico che cambiò il suo nome, Pesach Kobchefski, in Philip Cooper dopo essersi trasferito negli Stati Uniti. Nel 1938 la famiglia si trasferì a Washington dove la giovane Vera Cooper si appassionò all’astronomia osservando le stelle dalla finestra della sua camera. I suoi genitori la incoraggiarono a studiare gli astri e suo padre la aiutò a costruire il suo primo telescopio. Da adulta, dopo il matrimonio con il matematico Robert Rubin, adottò il cognome del marito.
Il 25 dicembre 2016 morì a causa di complicazioni legate alla demenza.
Formazione e carriera accademica

Vera C. Rubin frequentò il Vassar College, un istituto femminile, incontrando fin da subito ostacoli legati alla parità di genere. Nonostante un insegnante le avesse suggerito di evitare di proseguire gli studi scientifici in quanto donna, non lo ascoltò e, anni dopo, ricordando l’episodio dichiarò: “Non lasciate che nessuno vi dica che non siete bravi abbastanza. Il mio insegnante di scienze mi disse che non ero abbastanza brava…e guardate dove sono arrivata!”. Continuò tenacemente nei suoi studi, si laureò in astronomia nel 1948, e fu l’unica donna del suo corso.
Tentò di proseguire gli studi a Princeton, ma fu respinta, sempre perché donna (l’Università avrebbe ammesso donne in astronomia solo 27 anni dopo) e rifiutò un’offerta da Harvard per sposare Robert Rubin nel 1948. Raccontò in seguito di aver ricevuto una lettera proprio dal direttore dell’Osservatorio di Harvard, Donald Menzel, in cui, in fondo ad una lettera molto formale, aveva scritto a mano: “Dannate donne. Ogni volta che ne trovo una brava, se ne va e si sposa.”
Proseguì gli studi all’Università Cornell in cui il marito stava lavorando al suo dottorato in chimica fisica e dove anche lei ottenne un master in fisica nel 1951. Lì collaborò con scienziati di spicco come Feynman, Bethe e Morrison. Sebbene alcune sue prime conclusioni fossero errate, le sue osservazioni aprirono nuove strade nella ricerca astronomica, come quella sull’identificazione del piano supergalattico.
Rubin ottenne anche un dottorato all’Università di Georgetown, l’unica a Washington che a quel tempo offrisse un corso in astronomia. Iniziò gli studi a 23 anni, incinta e già madre, e fu seguita dal fisico e cosmologo George Gamow, che già qualche anno prima l’aveva contattata per chiederle informazioni sul suo lavoro sulla rotazione delle galassie, ma non le aveva permesso di assistere alle sue lezioni perché “le mogli non erano ammesse”.
La sua tesi del 1954 sosteneva che le galassie si raggruppassero invece di distribuirsi in modo casuale, un’idea allora poco accettata. Anche durante questo suo nuovo percorso di studi affrontò episodi di sessismo, come il divieto di accedere all’ufficio del suo relatore perché donna.
Dopo il dottorato, iniziò una brillante carriera accademica e di ricerca. Dal 1965 lavorò alla Carnegie Institution di Washington dove, insieme a Kent Ford, suo collaboratore di lunga data e produttore di strumenti, condusse le ricerche che la portarono ad osservare la rotazione anomala delle galassie.

Il piano supergalattico e la materia oscura
Durante gli studi all’Università Cornell analizzò il movimento di 109 galassie, inclusa la Via Lattea, teorizzò l’esistenza di un moto orbitale delle galassie attorno a un polo particolare e individuò un piano che presentava una densità di galassie maggiore rispetto ad altre regioni. Oggi sappiamo che si tratta di una prova dell’esistenza del piano supergalattico, che contiene il Superammasso Locale. Il piano supergalattico è un’enorme struttura appiattita che si estende per quasi un miliardo di anni luce nell’universo locale. Utilizzato come piano di riferimento del sistema di coordinate supergalattiche, al suo interno si trovano centinaia di migliaia di galassie organizzate in superammassi, tra le più grandi strutture dell’universo conosciuto.
Quando Rubin presentò la sua tesi al suo relatore, questi le suggerì di presentare le sue prove alla riunione dell’American Astronomical Society (AAS), ma non a suo nome dato che era incinta del suo primo figlio e non era membro dell’AAS. Lei rifiutò e decise di presentare ugualmente le scoperte a suo nome con il titolo audace “Rotazione dell’Universo”, ma i membri dell’AAS furono estremamente scettici nei confronti di questi risultati e decisero di pubblicare solo un breve riassunto della sua tesi.
Durante il periodo di lavoro al Carnegie Institution di Washington, dal 1965 presso il Dipartimento di Magnetismo Terrestre, collaborò con l’astronomo W. Kent Ford allo studio della rotazione della galassia di Andromeda. I due scienziati si aspettavano che le stelle orbitassero attorno al centro della galassia come i pianeti del sistema solare attorno al Sole. Gli oggetti più vicini al centro avrebbero dovuto orbitare più velocemente di quelli più lontani, perché la maggior parte della massa del sistema solare è concentrata al centro, nel Sole. Invece, osservarono aree di idrogeno ionizzato dove si erano formate delle stelle, note come regioni HII, e scoprirono che, indipendentemente dalla distanza dal centro della galassia, gli oggetti si muovevano alla stessa velocità orbitale.

La massa necessaria per mantenere le regioni HII in movimento a tale velocità era 10 volte superiore alla massa visibile nelle stelle e nei gas. Rubin dimostrò che ciò era dovuto al fatto che gran parte della massa della galassia non era concentrata al centro, ma era distribuita in tutta la galassia e non poteva essere vista: un alone di materia oscura la permeava e questo provocava il mantenimento di una velocità orbitale relativamente costante in tutto il sistema. L’esistenza della materia oscura era in precedenza solo una congettura, ma fu confermata dal suo lavoro. Successivamente, Rubin e i suoi collaboratori osservarono aloni di materia oscura in molte altre galassie.
L’Osservatorio Vera C. Rubin
Da allora, gli scienziati hanno scoperto che la materia oscura costituisce più dell’80% di tutta la materia dell’Universo, mentre la materia “normale” conosciuta costituisce meno del 20%.
Approfondire la conoscenza di questa materia invisibile è uno dei principali obiettivi scientifici dell’innovativo Osservatorio Vera C. Rubin, così battezzato in riconoscimento del suo lavoro, costruito sul Cerro Pachón in Cile ed è il primo nel suo genere. Il suo specchio dal diametro di 8,4 metri dotato della più grande fotocamera digitale mai costruita, scatterà immagini dettagliate del cielo dell’emisfero meridionale per 10 anni, coprendo l’intero cielo ogni poche notti e creando una registrazione time-lapse ultra-ampia e ad altissima definizione: il più grande film astronomico di tutti i tempi. La sua prima luce è stata nel giugno 2025.
Si prevede che catalogherà più di 5 milioni di asteroidi e riprenderà immagini di circa 20 miliardi di galassie, 17 miliardi di stelle e sei milioni di piccoli corpi del Sistema Solare.

Il suo impegno per le donne nella scienza
Ispirata dalle sue esperienze personali con il sessismo accademico ed il pregiudizio di genere, Rubin ha dedicato la sua vita a promuovere attivamente la parità di trattamento di genere e un maggiore riconoscimento per le donne nella scienza. Ha sostenuto, guidato e incoraggiato le donne a seguire i propri sogni scientifici, sollecitando la National Academy of Sciences a eleggere, selezionare e includere più donne nei comitati di revisione e nelle ricerche accademiche.
Il suo carattere tenace l’ha resa una vera pioniera per le donne nella scienza: nel 1965 fu la prima donna autorizzata a utilizzare gli strumenti dell’osservatorio di Mount Palomar ed è celebre l’aneddoto in cui, per poter accedere all’Osservatorio, dove non c’erano bagni per donne, aggiunse una “gonna” al simbolo del bagno maschile, creando così un bagno femminile improvvisato. Nel 1981 fu la seconda donna ammessa alla National Academy of Sciences.

La sua eredità vive non solo nelle sue scoperte, ma anche nel suo impegno per un mondo scientifico più equo e inclusivo.
Riconoscimenti, premi, onorificenze
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la National Medal of Science (1993) e la medaglia d’oro della Royal Astronomical Society (1996), uno dei più prestigiosi premi in astronomia e seconda donna a riceverla dopo Caroline Herschel nel 1828.
La Carnegie Institution ha creato un fondo di ricerca post-dottorato in suo onore ed assegna ogni anno il Vera Rubin Early Career Prize per la ricerca post-dottorato in astronomia. È ricordata anche nello spazio: le sono stati dedicati la Vera Rubin Ridge, una zona su Marte, e l’asteroide 5726 Rubin.

Appare nell’episodio finale della serie “Cosmos: A Spacetime Odyssey”. Nel 2008 ha ricevuto il Cosmos Club Award, conferito da uno dei più prestigiosi circoli scientifici e culturali di Washington, il Cosmos Club. Nel 2005 le è stato conferito il dottorato honoris causa a Princeton, attribuzione particolarmente significativa perché nel 1948 fu rifiutata proprio da Princeton: il conferimento rappresenta una riparazione simbolica e un riconoscimento tardivo del suo valore scientifico e umano.
È stata onorata con una moneta da 25 centesimi (quarter) negli Stati Uniti, parte del programma American Women Quarters™.
Attraverso i suoi 2 libri, 150 articoli scientifici, numerose tesi e un lungo percorso di mentorship, Rubin sperava che i suoi dati venissero utilizzati per molti anni a venire: “Abbiamo scrutato in un nuovo mondo e abbiamo visto che è più misterioso e complesso di quanto immaginassimo. Eppure, molti misteri dell’Universo restano nascosti. La loro scoperta attende gli scienziati avventurosi del futuro. A me piace così.”
Fonti articolo:
https://it.wikipedia.org/wiki/Vera_Rubin
https://www.treccani.it/enciclopedia/vera-cooper-rubin
https://www.britannica.com/biography/Vera-Rubin
https://scienzapertutti.infn.it/rubriche/biografie/2990-cooper-rubin-vera
https://womeninexploration.org/timeline/vera-florence-cooper-rubin
https://en.wikipedia.org/wiki/Vera_C._Rubin_Observatory
https:// www.media.inaf.it/2023/11/21/anomalie-cosmiche-piano-supergalattico
Fonti foto:
https://rubinobservatory.org/gallery/collections/main-gallery/esp57t41o503r15kcfadq3s610
https://scienzapertutti.infn.it/rubriche/biografie/2990-cooper-rubin-vera
https://noirlab.edu/public/images/noirlab2003a
https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1538-3873/aa5cc1
