(1768 – 1797)

Nata nel 1768, non si sa né il giorno né il mese, in una colta e importante famiglia della provincia di Anhui.
Il nonno, Wang Zhefu, ex governatore della contea di Fengchen e del distretto di Xuanhua, era un appassionato lettore e possedeva centinaia di volumi e fu proprio nella biblioteca del nonno che Zhenyi imparò a leggere per conoscere il loro contenuto e in particolare si appassionò all’Astronomia.
La nonna, Dong, la avvicinò all’arte di scrivere poesie; il padre, Wang Xichen medico, le insegnò medicina, geografia e matematica. Non solo: era anche un’ottima cavallerizza, sapeva tirare con l’arco ed era brava con le arti marziali che imparò dalla moglie di un generale mongolo.
Ebbe la fortuna di vivere in una famiglia illuminata per l’epoca.

Durante l’era Qing infatti le donne non avevano alcun diritto, vigeva ancora la fasciatura dei piedi ed erano costrette alle ‘Tre obbedienze’: al padre da bambine, al marito da sposate e ai figli maschi da vedove. Rimaste vedove, dovevano scomparire dalla vista e dalla società.
A sedici anni Zhenyi con suo padre fece un lungo viaggio, attraversò tutta la Cina ed entrò in contatto con la grande varietà umana e culturale del suo Paese. Ebbe la possibilità di arricchire il suo bagaglio culturale e comprese quanto fosse importante comunicare il sapere in maniera semplice, rendendolo accessibile anche alle classi più umili e, soprattutto,alle donne. Quella stessa apertura la spinse a criticare la chiusura mentale della società in cui era cresciuta che impediva l’istruzione superiore alle donne. Non dimentichiamo che la sua istruzione fu sostanzialmente da autodidatta. Trascorreva intere ore a studiare i pianeti, il Sole, le stelle e la Luna.
All’epoca la gente pensava che l’eclissi lunare fosse un segno d’ira degli dei. Zhenyi sapeva che non poteva essere vero, così decise di dimostrarlo con unesperimento.

In un padiglione del suo giardino mise un tavolo rotondo a rappresentare la Terra, appese una lampada di cristallo alle travi della struttura del padiglione a simboleggiare il Sole e un grande specchio rotondo a rappresentare la Luna. Poi, muovendoli esattamente come si spostano nel cielo, fino a che il Sole, la Terra e la Luna non furono allineati, con la Terra al centro. Aveva dimostrato l’eclissi lunare.
Disse: “Ecco qua! Un’eclissi lunare si verifica ogni volta che la Luna transita completamente attraverso l’ombra della Terra”. Aveva sviluppato quello che noi oggi conosciamo come ‘exhibit’.
Amava insegnare e le fu data la possibilità di tenere lezioni anche a studenti di sesso maschile. Nelle sue lezioni spiegava come fosse possibile semplificare la moltiplicazione e la divisione e, proprio per rendere più facile l’apprendimento della matematica ai principianti, all’età di ventiquattro anni scrisse il saggio “I Principi basilari del Calcolo”.
Nel campo della matematica e trigonometria scrisse un articolo dal titolo “La Spiegazione del Teorema di Pitagora e della Trigonometria”.
Si dedicò anche alla poesia che raccolse in ben 13 volumi; fu autrice di brani di prosa e varie prefazioni di opere di altri autori.
Per la sua dedizione allo studio delle scienze astronomiche e per la sua capacità di scrivere in manierasemplice, la sua fama si diffuse ovunque.
Combatté una personale battaglia contro la diffidenza dell’Impero verso tutto ciò che era di origine straniera, perché adottasse il calendario occidentale. Commentò “Ciò che conta è l’utilità, non che sia cinese o occidentale”
All’età di 25 anni sposò Zhan Mei Xuan Cheng, un matrimonio felice, ma all’età di 29 anni morì senza figli. Si sa poco sulle cause della morte, probabilmente dovuta alla malaria.
Pubblicò diversi scritti di Astronomia:
‘Disputa sulla precessione degli equinozi’
‘Disputa sulla longitudine e sulle stelle’
‘La spiegazione di un’eclissi lunare’
‘La spiegazione di un’eclissi solare’
‘La spiegazione del teorema di Pitagora e Trigonometria’
Buona parte dei suoi scritti sono andati perduti, secondo alcuni studiosi bruciati dopo una selezione che ella stessa insieme col marito compì quando sentiva che la morte si stava avvicinando. Secondo altri lasciò i suoi volumi di prosa e di poesia alla sua più cara amica, Madame Kuai. A distanza di 6 anni dalla morte l’amica consegnò i volumi al nipote Qian Yiji per la pubblicazione. Nella prefazione Zhenyi viene definita come la più importante intellettuale donna, cinese.
Abbiamo quindi solo un’idea approssimativa della vastità dei suoi interessi e delle sue conoscenze, ma è fuori di dubbio che ciò che di lei è rimasto ha avuto un’importanza fondamentale nello sviluppo della scienza cinese e del confronto con l’occidente.

L’Unione Astronomica Internazionale nel 1994 le ha dedicato un cratere su Venere del diametro di 23,4 km.
FONTI
https://ilfoglietto.it/approfondimenti/7912-wang-zhenyi,-l%E2%80%99astronoma-che-amava-la-poesia.html articolo di Sara Sesti
Valeria Palumbo ‘L’Epopea delle lunatiche’ ediz. Hoepli
Gabriella Bernardi ‘Le sorelle dimenticate’ ediz. Springer
