La Costellazione del Toro

La costellazione del Toro è un’altra delle figure più tipiche del cielo invernale. Aldebaran, il rosso occhio del Toro, appare circondata da un gran numero di stelle minori, dai colori variabili dall’azzurro al giallastro, disposte a formare un piccolo triangolo: questo gruppo, raffigurante la testa del Toro, è un vasto ammasso aperto noto col nome di Iadi. Le sue stelle sono vicine fra loro e si muovono assieme nello spazio. Verso est, si incrocia uno degli oggetti più famosi e belli del cielo, l’ammasso delle Pleiadi, un ammasso di stelle formatosi 100 milioni di anni fa. Tutte le stelle sono almeno 40 volte più luminose del Sole. Alcione addirittura 1.000 volte!

Le Pleiadi sono ben evidenti ad occhio nudo e sembrano quasi una nuvoletta dalla luminosità diffusa. Guardando con attenzione si può notare che, in realtà, questa “nuvoletta” è formata da sei o sette piccoli astri molto vicini fra loro, tutti di colore azzurro. Conosciute fin dall’antichità come le Sette Sorelle, erano chiamate, nella mitologia greca, Asterope, Merope, Elettra, Maia, Taigete, Celeno e Alcione.

Le Pleiadi sono ben evidenti ad occhio nudo e sembrano quasi una nuvoletta dalla luminosità diffusa. Guardando con attenzione si può notare che, in realtà, questa “nuvoletta” è formata da sei o sette piccoli astri molto vicini fra loro, tutti di colore azzurro.

Conosciute fin dall’antichità come le Sette Sorelle, erano chiamate, nella mitologia greca, Asterope, Merope, Elettra, Maia, Taigete, Celeno e Alcione. Questi nomi sono, oggi, assegnati a singole stelle dell’ammasso. Erano ninfe delle montagne (Oreadi), figlie di Atlante e Pleione. Erano, anche, nipoti di Giapeto e Climene e sorelle di Calipso, Dione e delle Iadi dopo la cui morte si suicidarono. Il primo riferimento alle Pleiadi in un’opera letteraria è proprio una citazione di Esiodo, risalente circa all’VII secolo a.C., Omero ne fa poi menzione nell’ “Odissea”, mentre nella Bibbia compaiono ben tre riferimenti!

Per i Celti, invece, avevano un significato inquietante! Nella notte in cui raggiungono il punto più alto del cielo, a mezzanotte, gli spiriti dei morti tornano a vagare sulla Terra! In questa notte i morti dell’anno precedente scendono sulla Terra per cercare un nuovo corpo in cui soggiornare per tutto il nuovo anno! Siamo alla fine di ottobre! È la festa di Samhain! Nei villaggi veniva spento ogni focolare per evitare che gli spiriti maligni venissero a soggiornavi. I Druidi spegnevano il Fuoco Sacro sull’altare per riaccendere, il mattino seguente, il Nuovo Fuoco (che simboleggiava l’arrivo del Nuovo Anno) dopo aver danzato e cantato tutta la notte sulla cima di una collina in un’oscura   foresta   di querce (albero considerato sacro) offrendo sacrifici di sementi e animali.

Un antico Sabba?

Fuori dalle case si lasciava sui gradini latte o cibo per ingraziarsi i defunti. Al mattino, poi, i Druidi, travestitisi grottescamente con le pelli degli animali uccisi per esorcizzare e spaventare  gli  spiriti, ritornavano al villaggio illuminando   il   loro cammino con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui intorno erano poste le braci del Fuoco Sacro e giravano per le case riaccendendo con esse il focolare domestico. Quando durante il primo secolo i Romani invasero la Bretagna vennero a contatto con queste celebrazioni, ma anch’essi intorno al 1° Novembre onoravano Pomona, la dea dei frutti e dei giardini.

Durante questa festività venivano offerti frutti (soprattutto mele) alla divinità per propiziare la fertilità futura. Con il passare dei secoli il culto di Samhain e di Pomona si unificarono, e l’usanza dei sacrifici fu abbandonata, lasciando al suo posto l’offerta di effigi da bruciare e l’usanza di mascherarsi da fantasmi e streghe, divenne parte del cerimoniale. Malgrado l’avvento del Cristianesimo, queste tradizioni erano molto radicate nella popolazione e pur essendovi molte persone convertite alla Chiesa Cattolica, l’antico rito celtico-romano rimase. La Chiesa Cattolica, visto che non riusciva a sradicare questi antichi culti pagani, escogitò un tentativo per far perdere il profondo significato di questi riti. Infatti nell’835 Papa Gregorio spostò la festa di Tutti i Santi dal 13 Maggio al 1° Novembre, pensando così di dare un nuovo significato ai culti pagani.

Tuttavia l’influenza nefasta del culto di Samhain non fu sradicata e per questo motivo la Chiesa aggiunse, nel X° secolo, una nuova festa: il 2 Novembre il Giorno dei Morti in memoria delle anime degli scomparsi che venivano festeggiati dai loro cari, che mascherandosi da santi, angeli e diavoli accendevano dei falò.

Ma neanche bastò…Con l’arrivo degli Irlandesi nelle Americhe le cipolle furono sostituite con le zucche che erano più facili da intagliare.

In effetti lo stesso nome moderno di Halloween è legato alla festa di Ognissanti, in quanto deriva da “All Hallow’s Eve”, che in inglese antico significava proprio la vigilia di Ognissanti… Ma no, è sempre …la festa di Samhain!

In Giappone le Pleiadi sono conosciute come Subaru: parola conosciuta anche in Occidente, ma di cui molti ignorano il vero significato, grazie alla nota casa automobilistica (che infatti nel suo logo riporta appunto la stilizzazione delle Pleiadi).

Da sempre la “conta” delle Pleiadi è stata considerata un test della vista! Anche gli Indiani d’America misuravano la vista col numero di stelle che riuscivano a distinguere nelle Pleiadi, per non parlare dei Greci!

Fin dalle epoche più antiche e in tutte le culture, l’idea di questo gruppo di stelle viene associata al numero 7. Per poterne osservare più di sei occorre però in realtà un cielo molto buio e limpido e una buona vista. In accordo con questo fatto vi sono un gran numero di testimonianze del passato che si riferiscono ad un numero diverso di stelle componenti. Il più antico testo in lingua volgare di cosmologia “La composizione del Mondo” di Restoro d’Arezzo, del 1282, si riferisce ripetutamente alle Pleiadi come ad un insieme di sei stelle.

Ovidio afferma che “Quae septem dici, sex tamen esse solent” (le quali si dice siano sette, ma tuttavia sono solite essere sei), Tolomeo e Al-Sūfi forniscono le posizioni di solo quattro delle stelle dell’ammasso, ignorando, stranamente, la stella Alcyone, la più brillante delle Pleiadi. Giovan Battista Odierna, all’inizio del suo “De Admirandis Coeli Characteribus” spiega che il numero esatto delle componenti visibili sia stato un problema avvertito da tutti gli studiosi del passato e ricorda che chi ha la vista acuta ne può identificare sette, mentre chi non è particolarmente dotato può arrivare solo a cinque. Con un telescopio si possono invece osservare, oltre alle sette brillanti, almeno altre trenta componenti. Presso i Greci ricorreva il mito della “Pleiade perduta“:

secondo la tradizione greca, citata anche da Arato, si trattava di Elettra, che si diceva essere velata in viso in segno di lutto a causa della distruzione di Troia; un’altra tradizione vuole che la Pleiade velata fosse Merope, che si vergognava di essere l’unica delle sette ad aver sposato un mortale, il Re di Corinto. Un’ulteriore tradizione la identifica con Celeno, che cadde fulminata. Un mito simile esiste presso un gran numero di popoli sparsi per il mondo, Giappone, Borneo, Africa centrale, Australia; ciò potrebbe essere un’evidenza di una variazione nella luminosità nel tempo che potrebbe giustificare la mancata citazione di Alcyone da parte di Tolomeo ed Al-Sūfi.

Fonte foto copertina nello slide in Homepage: Wikipedia